Feb
21
2007

Florence, IT (Teatro Verdi)

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SHOW REVIEW

Il Rinascimento dark di Sting...

Al lavoro da ieri i tecnici della popstar inglese che dovrà dividere il palco con scene e luci del musical di Preziosi.

Al Teatro Verdi oggi con le canzoni di John Dowland Troppo densa la sua agenda, salta il premio in Palazzo Vecchio. Dopo il concerto buffet vegetariano e poi di corsa a Villa il Palagio Cosa non si fa per Sting. I suoi tecnici sono a lavoro da ieri per allestire il palcoscenico del Verdi, dove l'ormai non più ex Police si esibisce stasera (ore 20.45, biglietti esauriti nonostante i prezzi alti, minimo 40 massimo 80 euro) per presentare dal vivo l'ultimo album, 'Songs from the Labyrinth', dedicato a John Dowland, genio della musica inglese a cavallo tra Cinque e Seicento. Al team di mister Sumner, oggi si aggiungerà quello di Datemi tre caravelle, il musical in scena da domani (stasera le scenografie saranno occultate da quinte e fondali, Sting comunque usufruirà in parte dell'impianto luci della compagnia italiana): un sovrapporsi di maestranze mai visto al teatrone di via Ghibellina. A dir la verità, erano in ponte anche altre più cerimoniali imprese: a Palazzo Vecchio, ad esempio, c'era l'idea di conferire a Sting un'onoreficenza che finalmente suggellasse dal punto di vista istituzionale la sua toscanità, acquisita complice la grande tenuta in Valdarno, dominata da Villa il Palagio, dove l'album su Dowland è stato registrato (con tanto di uccellini e abbaiare di cani in sottofondo). Ma la reunion dei Police in occasione dei Grammy e la partenza del tour ''rinascimentale'', hanno mandato tutto in fumo.

Con Sting, oltre a Edin Karamazov al liuto, l'ensemble londinese Stile antico che lo coadiuverà nelle pagine polifoniche. Il cd sarà eseguito tutto, comprese 'Flow My Tears' e 'Weep You No More, Sad Fountains', le due più celebri ''song'' rese note, agli orecchi moderni, dall'interpretazione dal controtenore Alfred Deller. Nei bis, le uniche schegge di repertorio stinghiano, anch'esse con accompagnamento di liuto: 'Message in a Bottle' e 'Fields of Gold'; in qualche tappa del tour, ha fatto la sua apparizione anche 'Hell Hound on my Trail' di Robert Johnson, pezzo scelto per l'omonimia tra il bluesman e un altro compositore del Seicento. Poi, dopo un rinfresco vegetariano riservato agli ospiti di Sting (molti i collaboratori del Palagio), ritorno alla residenza valdarnese.

Poco si sa su Dowland. Sicurissima è l'indole malinconica, dark che il compositore stesso definì con un calembour: ''semper Dowland, sempre dolens''. Ma sono altri gli elementi che hanno spinto Sting a lasciarsi soggiogare dalla musica del genio inglese. Ad esempio il suo essere antesignano dei cantautori non solo perché Dowland eseguiva le sue arie e canzoni, ma anche per la capacità di distillare la sensibilità di un'epoca e il suo doloroso vissuto in pagine musicali di rarefatta bellezza. E il suo sentirsi sradicato per ragioni di fede: la conversione a quella cattolica spinse una protestante di ferro come Elisabetta I a bandirlo dalla sua corte, contribuendo ad un nomadismo forzato e al cupo spaesamento che fu sempre al fianco di Dowland. Anche quando, nel 1612, dopo aver vagato in tutta Europa (Firenze compresa) assorbendone i più diversi umori intellettuali, chiamato da Giacomo I tornò in un? Inghilterra che non si riconosceva più nella sua musica, considerata fuori moda. Dowland raccontò la sua deriva in una lettera del 1595: Sting la leggerà stasera, senza risparmiare pensieri sul compositore. Come se, attraverso quel genio di quattro secoli fa, raccontasse un po' anche il suo sentirsi fuori dal pop di oggi.

(c) La Republica Firenze by Fulvio Paloscia

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