Feb
23
2007

Milan, IT (Teatro Arcimboldi)

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SHOW REVIEW

Standing Ovation per Sting Che Suona Il Pop Del '600...

Sting ha conquistato Milano già tante volte con maxi concerti e performance da stadio, ma questa volta il rock e il jazz non centrano. L'ex cantante dei Police si è esibito nella chiesa di Santa Maria delle Grazie accompagnato dal suono del liuto con un repertorio di musica classica. Le canzoni sono quelle di John Dowland, celebre compositore elisabettiano (1536 - 1626). Si tratta di un evento per celebrare l'ultima fatica di Sting 'Songs From The Labyrinth', che ieri ha ricevuto sempre a Milano il disco d'oro e che anticipa il tour mondiale che partirà a febbraio. Al concerto gratuito hanno partecipato pochi fortunati che si sono riusciti ad aggiudicare i biglietti, andati a ruba in pochi minuti. Gordon Matthew Sumner è salito sul palco con una giacca nera, insieme all'amico musicista Edin Karamazov che lo ha avvicinato al suono del liuto e che lo ha accompagnato per tutto il concerto. Prima di iniziare a suonare, Sting ha raccontato brevemente la biografia di John Lowland spiegando che il compositore era una sorta di Jimmy Hendrix dell'epoca elisabettiana e che per tutta la vita desiderò suonare alla corte di Inghilterra senza mai riuscirci. Nonostante all'inizio del concerto fosse stato chiesto di non applaudire tra un brano e l'altro per permettere di ascoltare la musica fino all'ultima nota, il pubblico ha provato a resistere, ma dopo due canzoni non ha resistito ed è partito un caldo applauso. Le atmosfere rarefatte, a tratti malinconiche, ispirate dalle melodie melodie del '600, si sono alternate alla lettura di alcuni passi di alcune lettere scritte dal compositore John Dowland e recitate da Sting. Al termine dell'esecuzione, dopo una standing ovation, ha concesso ben 4 bis, tra i brani scelti anche 2 sue notissime canzoni rilette in chiave rinascimentale: 'Fields Of Gold' e 'Message In A Bottle'. Il concerto verrà trasmesso dal 20 dicembre in differita, su Rosso Alice per 60 giorni per permettere a tutti quelli che non hanno potuto assistere alla performance acustica dal vivo di gustare - come aveva spiegato in conferenza stampa Sting - ''straordinari brani pop del 1600, che ho rieseguito con passione e stupore''.

(c) Alice News



La rockstar col liuto riscopre in chiesa le musiche del '600...

Noblesse oblige. Per trasportare in concerto il suo 'Songs From the Labyrinth', cd dedicato alla musica rinascimentale di John Dowland, Sting ha voluto la Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove ha ricevuto in dono il ''sigillo'' della città. Spazi piccoli insomma, gli stessi che il cantautore ha scelto a Londra e a Berlino. Non è certo roba per i centomila che nel luglio scorso lo hanno accolto in Piazza Duomo nel suo numero più riuscito: quello della rockstar. Infatti, vuoi per le polemiche vuoi per il repertorio, la basilica non è stata presa d'assalto da fan senza biglietto.

E in veste di trovatore Sting come se la cava? Bene, perché è un marpione ricco di comunicativa, e sa trasformare le asperità del percorso (qualche incertezza nel fraseggio o qualche passaggio un po'freddino) in piccole sorprese per chi l'ascolta. Eccolo lì ad accarezzare in solitudine il liuto nell'introduttiva 'Walsingham', eccolo in duo con il virtuoso liutista di Sarajevo Edin Karamazov, istigatore di questo progetto, in 'The Battle Galliard' o in 'La Rossignol', inedita sul cd. E qui, dal vivo, ti accorgi quanto valga l'operazione. Lui l'aveva detto all'inizio. ''Dowland è il padre di tutti i cantautori inglesi; con le sue ballate è stato il re del pop del 1600''. Musica nobile dalle radici popolari, non a caso Walsingham è l'elaborazione di un antico tema folk; e Sting riprende proprio questo spirito. Attenzione, non è una scialba rilettura moderna di pagine antiche; è riportare un repertorio - chiuso per troppi anni in una torre d'avorio - in mezzo alla gente.

Guardata con disincanto la poetica dei testi qui presentati - da 'Flow My Tears' a 'Weep You No More Sad Fountains' fino a 'In Darkness Let Me Dwell' - potrebbe essere quella di uno dei più colti ed acclamati cantautori dei nostri tempi.

È così che Sting li interpreta, con quella voce all'apparenza esile che oscilla tra una tonalità e l'altra e viaggia su ritmi liberi - sostenuta dalla profondità del coro - mettendoci del suo ma rimanendo il più possibile fedele all'originale. l'arte che supera i generi e gli stili, dove anche esecuzioni complesse come 'Flow My Tears' diventano preziose non tanto per la pulizia d'esecuzione ma per il pathos. ''Non ho una voce da Pavarotti ma punto sull'autenticità del canto'', ha detto Sting alla presentazione dell'album. Non è un alibi, è il suo modo di vivere la musica a cavallo tra estetismo e sensualità, tra colto e popolare, tra spontaneità ed artificio, tra snobismo e semplicità. Sting racconta Dowland - soprattutto l'artista cattolico ed esiliato dai sovrani inglesi - nel suo peregrinare presso le corti di mezza Europa compresa quella dei Medici -; lo fa alternando ai suoni la lettura delle sue vibranti lettere, tratteggiandone la storia. Prima della sognante e melanconica 'Have You Seen the Bright Lily Grow' si parla dell'autore Robert Johnson, prestigioso suonatore di liuto e figlio di quel John Johnson che Dowland sperò di poter sostituire alla corte di Elisabetta Prima nel 1595.

È un racconto che si dipana lentamente, sul confine tra il reading e il concerto, dove alle suggestioni sonore della delicata 'Come Heavy Sleep' fa eco la lettera a Sir Robert Cecil che esprime il suo desiderio di visitare Firenze e Venezia.

Un percorso storico e musicale che trasforma in presente le antiche atmosfere shakespeariane. La trasfigurazione di Sting insomma, che mai si era spinto così in là nei suoi vagabondaggi verso lidi lontani dal rock. Niente più barriere sonore, è il messaggio di Sting che, per cacciarlo bene in testa al pubblico, esegue con il liuto classici come 'Message In a Bottle' e 'Fields of Gold' e il drammatico blues 'Hellhound On My Trail' di Robert Johnson, re del blues maledetto (omonimo di quello citato prima), per dare un tocco di mistero ad una serata idilliaca.

(c) Il Giornale by Antonio Lodetti



La musica di Sting strega Milano - Successo a Santa Maria delle Grazie...

Per una sera la basilica di Santa Maria delle Grazie ha aperto le porte a uno dei massimi esponenti della musica mondiale per un concerto unico. Sting ha proposto 'Songs From The Labyrinth', dedicato alla musica di John Dowland, famoso musicista del periodo elisabettiano. A fine concerto il cantante ha proposto a sorpresa 'Fields Of Gold' e 'Message In A Bottle', accompagnato al liuto e all'arciliuto dal bosniaco Edin Karamazov.

Sting, vestito tutto di grigio, compreso il gilet, ha alternato alle canzoni brani di lettere inviate da Dowland al segretario di Stato Robert Cecil. Canzoni lente e corte su intrighi, pene d'amore, lotte religiose, fughe nel sonno e nel sogno. Da 'Walsingham' (di soli 38 secondi) a 'Flow My Tears' e 'The Lowest Trees Have Tops', fino a 'Clear Or Cloudy' e 'In Darkness Let Me Dwell;. Nomi che non dicono ancora molto ai fan tradizionali del rocker inglese (una scelta volutamente anti-commerciale e che invece ha già fatto segnare buoni risultati di vendita con la consegna del disco d'oro in Italia).

In platea la presenza di alcuni personaggi dello spettacolo come Susanna Messaggio, Ornella Vanoni accompagnata da Mario Lavezzi e da un'amica, Marco Predolin, Paolo Kessisoglu de ''Le Iene'', una ''quasi sobria'' Milly D'Abbraccio che ha attraversato imponente tutta la navata della Basilica e a sorpresa è giunto anche Zucchero.

Poche ore prima l'assessore allo Sport e Tempo libero del Comune di Milano, Giovanni Terzi, aveva consegnato a Sting il Sigillo della Città di Milano ''per il valore artistico e culturale che porta a Milano e in Italia con la musica''.

(c) TGCOM


Sting porta la musica di John Dowland (e il blues) a S.Maria Delle Grazie...

Poteva essere uno degli eventi dell'anno: il Comune di Milano ha portato, nella sua rassegna musicale pre-natalizia, Sting in uno dei luoghi più suggestivi della città: la chiesa di Santa Maria delle Grazie, quella del cenacolo vinciano. Non si tratta di un concerto rock, ma di una delle rare anteprime del tour di 'Songs From The Labyrinth', lavoro per voce e liuto pubblicato dalla Deutsche Grammophone e dedicato al compositore inglese del 1500 John Dowland.

Annunciato qualche settimana fa, il concerto di ieri, 13 dicembre, si è trasformato subito in un evento: caccia al biglietto (poche centinaia di posti a disposizione, la maggiore parte inviti e poco meno di 200 distribuiti gratuitamente) e conseguente ''parterre de roi'' fatto di sedicenti ''vip''.

Una volta entrati nella chiesa il colpo d'occhio è impressionante: la cupola è illuminata con luci colorate e il palco, collocato davanti all'altare, è tutto è rivestito di telo bianco, anche le casse, per non disturbare l'occhio nell'ammirare il capolavoro del Brunelleschi. La gente si accalca per trovare il posto a sedere riservato, molti sono in piedi dietro le colonne. Il presentatore della serata chiede, su richiesta di Sting, di non applaudire ad esibizione in corso, oltre alla consueta raccomandazione di spegnere i cellulari. Lo stesso Sting appare intimidito dal luogo: inizia raccontando la storia di Dowland, delle sue frustrazioni per il mancato riconoscimento in vita. Alterna letture a ''canzoni'' di Dowland e del contemporaneo Robert Johnson (''non il bluesman'', scherza). Fa chiaramente fatica a scaldare la voce, che in alcuni passaggi tentenna, e dopo tre brani è lui a chiamare l'applauso, quasi a cercare un po' di calore. Si fa accompagnare dal liutista bosniaco Edin Karamazov, ogni tanto lui stesso imbraccia il liuto, e in un paio di occasioni sale sul palco il complesso vocale inglese Stile Antico a completare l'esecuzione.

Dopo neanche un'ora il concerto principale, quello dedicato a 'Songs From The Labyrinth', è finito. Sting torna e, sorpresa, inizia i bis con rielaborazioni per voce e liuto del repertorio moderno: 'Fields Of Gold' e 'Message In A Bottle', cantate con lo stesso tono vocale della musica di Dowland. In mezzo c'è anche una cover, 'Hell Hound On My Trail' di Robert Johnson, questa volta proprio il bluesman. Il tentativo è far vedere le radici antiche della musica moderna, il risultato non è all'altezza delle intenzioni, ma riesce solo a portare in una chiesa la musica di un bluesman che, si favoleggia, vendette l'anima al diavolo.

C'è ancora tempo per un bis, uno vero, di Dowland, e la serata finisce, con i vip che escono e commentano, qualcuno addirittura si fa scortare dalle guardie del corpo. Poteva essere uno degli eventi dell'anno, una rockstar che suona in un posto così carico di storia. Invece è stato solo un evento mondano come un altro e, musicalmente, una serata che non ha suggestionato come ci si poteva immaginare.

Per la cronaca, Sting tornerà con il tour vero e proprio di 'Songs From The Labyrinth' per tre date, a inizio 2007: una, ancora da confermare, all'Auditorium Parco Della Musica di Roma, e due a Firenze (Teatro Del Maggio) e Milano (Teatro degli Arcimboldi), rispettivamente il 22 e 23 febbraio.

(c) Rockol

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