Summoner's Tales
Jul
14
1993
Rome, ITStadio Flaminio
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Canta Sting note seducenti - Il bel concerto del musicista al Paleur di Roma. E un'energia tutta nuova...

Con la sua valigia colma di tempi dispari e sinuosi, con in tasca idealmente i libri di Chaucer e Jung, e con un drappello di musicisti pronti a tutto, è approdato al Palaeur di Roma il ''famigerato'' Sting, presunto aizzatore di folle e istigatore di violente possessioni dionisiache, secondo alcuni zelanti questori.

Il pubblico, presente in massa malgrado si trattasse di uno spazio chiuso, poco adatto alla stagione calda, lo ha festeggiato per quello che è, un musicista in grado di celebrare un vigorosa e raffinata festa della musica, senza eccessi, senza deliri, ma solo con grande entusiasmo. Proprio Sting, che dell'elevazione artistica della musica pop ne ha fatto una questione personale, talvolta perfino eccedendo in leziosità e cervellotici orpelli, tanto da far sospettare addirittura un'ombra di un complesso da parvenu che all'occorrenza diventa più realista del re. Ma questa è storia passata. Sting oggi ha recuperato nerbo e ispirazione, cercando il giusto mezzo tra Apollo e Dioniso, concedendo racconti raffinati ma anche puro godimento di energia musicale, con impennate sferzanti e ritmi robusti.

Lo ha dimostrato col suo ultimo album, 'Ten Summoner's Tales', e ancora di più ovviamente con questo concerto tutto improntato all'esaltazione della musica suonata, intensamente, voluttuosamente, energicamente. Solo tre partner, ma di quelli che valgono un'orchestra, ovvero Vinnie Colaiuta alla batteria, David Sancious alle tastiere e il giovane Dominic Miller alla chitarra, più Sting al basso, il suo strumento originale, a formare il più classico dei quartetti. Poche luci, scarsi effetti scenici, se non qualche timido fumone e una serie cangiante di drappi colorati sul fondo scena, davvero il minimo indispensabile, quasi a sottolineare la volontà di proporre un concerto di musica, nel senso più diretto ed essenziale del termine, senza interferenze e disturbi visivi.

Per tutta la prima parte del concerto Sting ha proposto quasi per intero la sequenza dell'ultimo album, a partire da 'If I Ever Lose My Faith In You' fino all'epilogo di 'Nothing About Me', passando per 'Seven Days', 'Love Is Stronger Than Justice', e agli altri 'racconti' dell'album. Ma ha seguito questa traccia con frequentissime digressioni, tra cui una assolutamente sorprendente che è la beatlesiana 'A Day In The Life', considerata una delle loro migliori composizioni in assoluto, e poi alcuni grandi classici dell'era Police, tra cui l'immancabile 'Roxanne', questa volta però eseguita in gruppo e non da solo come usava fare, la frenetica 'Synchronicity', risalente all'infatuazione per le teorie junghiane, 'King Of Pain', e il consueto medley tra 'Bring On The Night' e 'When The World Is Running Down'. La versione che ne offre con questo gruppo è particolarmente potente. I suoi partner sono i musicisti ideali per il progetto musicale di Sting.

Sono autorevoli, di forte impatto, ma anche sufficientemente elastici da assecondare le veloci e repentine digressioni musicali di questi pezzi, dal soft jazz al reggae, dal country al rock, e oltre tutto in grado di lanciarsi in audaci improvvisazioni soliste. A volte il risultato, sebbene di grande efficacia, è un po' troppo scolastico, nel senso che viene a mancare quella che invece era stata la grande forza dei Police. ovvero la cifra stilistica, la inconfondibile espressione di un segno che era del tutto originale, al di là della bravura strumentale dei componenti.

In mancanza di quel segno, bisogna apprezzare qualità diametralmente opposte, ovvero un grande amore per la possibile ricchezza della comunicazione musicale, e anche la dimostrazione di come la musica pop possa essere un terreno maturo, culturalmente avanzato, di illimitate possibilità formali. E bisogna dire che Sting, da questo punto di vista, è uno dei più bravi autori del pop contemporaneo a combinare semplicità e raffinatezza. Prova ne sia la sua stupenda Every breath you take, proposta trionfalmente in finale di concerto tra l' entusiasmo generale. E' una canzone che risulta semplice all'ascolto, accattivante, piena di malizia e di suggestioni riposte, ma che sfrutta una sequenza di accordi niente affatto semplice, poco frequente nella ordinaria routine degli schemi compositivi della musica pop. Ed è in fondo la qualità delle cose migliori prodotte da Sting, frutto di un equilibrio non facile, che lo stesso Sting ha inevitabilmente smarrito di tanto in tanto, ma che oggi sembra deciso a riprendere con forza.

Anche le sue pose narcisistiche, che gli avevano attirato non poche critiche, sembrano di molto attenuate. Per tutto il concerto, più che una rockstar, sembrava un serio professionista musicale che si sforza di rendere omaggio al suo mestiere. Solo alla fine, nei bis,si è presentato a torso nudo, per la gioia delle fans più accanite, ma a questo punto, pensando all'esibizionismo senza limiti di qualche anno fa, può essere considerato un peccato davvero veniale.

(c) La Republica by Gino Castaldo (thanks to Valeria Vanella)

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