Sacred Love
Jun
11
2004
Rome, ITCirco Massimo Cornetto Free Music Festival
With Rufus Wainwright, Zen, Suzanne Vega, Le Vibrazioni, Biagio Antonacci, The Veils
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Secondo gli organizzatori mezzo milione di persone al Circo Massimo per ilconcerto-evento Cornetto Free Music Festival...

Con Sting e Antonacci Roma capoccia del rock I presentatori Ambra Angiolini e Roberto Angelini dedicano la kermesse al grande Ray Charles scomparso: Suzanne Vega canta 'Luka'. Molto festeggiata la band milanese delle Vibrazioni.

Due ore di grande musica in un luogo magico. Ieri sera Sting ha cantato a Roma nella cornice del Circo Massimo e la capitale ha vissuto un altro di quei grandi eventi musicali e spettacolari che in questi anni hanno caratterizzato la vocazione culturale della citta'. Cinquecentomila alla fine gli spettatori, secondo gli organizzatori. Il grande interprete e' sceso nell'arena alle 22, ma il concerto era gia' iniziato alle 17. Sul grande palco si sono alternati gli Zen, Rufus Wainwright, The Veils, Suzanne Vega che sotto una cappa di caldo ha intrattenuto una piccola folla con una cover di 'Behind Blue Eyes' degli Who e le celebri 'Marlene On The Wall' e 'Luka'.

L'atmosfera si surriscalda ulteriormente con le Vibrazioni e il loro rock metallico intervallato da ballate come ''Dedicato a te''. Poi l'esibizione di Biagio Antonacci, prima di lasciare la scena a Sting che ha chiuso a Roma la sua breve tourne'e italiana. ''Sono contento di essere qui'' ha detto il cantante al sindaco Walter Veltroni che e' andato a trovarlo in camerino. Il concerto, nell'ambito del ''Cornetto Free Music Festival'', e' stato presentato da Ambra Angiolini e da Roberto Angelini che lo hanno dedicato a Ray Charles.

Sting si e' esibito nel suo stile piu' ''intellettuale''. Ha cantato il suo 'Sacred Love', l'ultimo lavoro, e ha offerto uno spettacolo pulito, senza sbavature, da bravo padre di famiglia. Scarna e essenziale la scenografia, di color nero. A fondo palco, dietro la band, tre schermi verticali hanno proiettato ininterrottamente sinuosi movimenti di ballerine e altri giochi psichedelici che ricordavano le figure dei caleidoscopi. Il viaggio sonoro di Sting e' continuato con 'Synchronicity', che e' stato caratterizzato da un ritmo ossessivo, ritornato poi all'attualita' con 'Inside', 'Dead Man's Rope, 'Whenever I Say Your Name'.

La voce di Sting ha accompagnato con maestria le armonie di 'We'll Be Together', 'This War' e 'Fragile' eseguita da un arpeggio acustico di chitarre e carica di una melodia tutta tipica del musicista che quando si impegna sa scaricare ancora un brivido.

Ottima l'interpretazione di 'Fields Of Gold'.

In equilibrio tra elettrico e acustico, Sting ha cantato l'amore, l'amicizia, la citta' e le sue contraddizioni, la vita moderna. Ha inglobato nella sua forma espressiva il reggatta (cosi' il musicista definiva il reggae bianco dei Police) gettandolo addosso al pubblico prima con 'Englishman in New York' e poi con 'Roxanne'.

(c) La Stampa



Sting rianima il Circo Massimo...

Così come il ''generale Inverno'' ebbe ragione delle armate napoleoniche così ''i generali Caldo Torrido & Afa'' hanno avuto ragione, squagliandolo quasi, del Cornetto Free Music Festival che ieri, pomeriggio e sera, avrebbe dovuto infiammare il millenario catino ludatorio del Circo Massimo. Va bene la musica ma, davanti alla canicola africana abbattutasi sulla Capitale, il richiamo della Nona Musa - rappresentato da, in ordine di apparizione sul forno, pardon, rovente palco, Rufus Wainwright, Zen, Suzanne Vega, Le Vibrazioni, Biagio Antonacci, Sting e The Veils - ha portato a fine serata a poco più di 100-150mila presenze, se vogliamo fare un fioretto diciamo 200mila, ben lontane dalle 300 mila dichiarate dalle loquaci, veggenti, autorità.

Invitare un cantautore intenso e intimista come Wainwright e farlo salire sul palco alle 16,30 prima degli Zen è decisione ridicola, tanto valeva lasciarlo a casa. Così come, subito dopo, gettare sul palco Suzanne Vega e Le Vibrazioni: sarebbe stato meglio mettere meno carne al fuoco, è proprio il caso di dirlo viste le temperature, puntare su due, tre nomi di sicurissimo effetto e traino e concentrarli nelle ore più fresche, si sarebbe fatto miglior servizio a musica e pubblico, tra loro il sindaco Veltroni, l'assessore Borgna, gli attori Caterina Vertova - che bellezza - e Silvio Muccino, l'attore e regista Carlo Verdone, Mimmo Locasciulli, il gruppo dei Velvet.

La Vega si è confermata, nonostante la canicola, folksinger ispirata e sicura ma per pochissimi, stessa sorte toccata ai meneghini Le Vibrazioni, Ambra Angiolini e Roberto Angiolini (a un certo punto non ha resistito e, ha fatto bene, si è messo a suonare) hanno adempiuto bene al loro ingrato compito di presentatori per lunga parte del tempo senza pubblico. Così come bravo è stato Biagio Antonacci, è grazie a lui che il pubblico ha cominciato davvero a scaldarsi, ovviamente artisticamente parlando. Non è mai stato subito, Quanto tempo è ancora, Angela, bella, Non parli mai unita a Mi fai star bene, Quell'uomo lì, Se io se lei, Le cose che hai fatto, Ritorno ad amare, Non ci facciamo compagnia, Convivendo , titolo del più recente album, Iris, fino a Liberatemi , dove ha colto il giusto trionfo.

Piccato dalla critiche piovutegli addosso dopo il concerto di mercoledì sera all'Arena di Verona, si pensava che Sting si riscattasse e invece no. Premesso che l'ultima sua produzione non è minimamente paragonabile a quella dei Police o alla sua prima come solista, che tra poco l'attende un lungo tour statunitense con al fianco Annie Lennox, che tra favoleggiato amore tantrico, stesura di autobiografia e vitigni toscani si deve essere debilitato parecchio, con lui il gruppo che va al minimo, e viene spontaneo chiedersi dove sia finito lo Sting energetico d'un tempo, il bassista che ti scuoteva, il cantante che t'ammaliava.

Tanto che per pungere deve ricorrere al passato chè 'Sacred Love', l'ultimo suo nato, è assolutamente noioso salvo 'Whenever I Say Your Name', duetto superlusso con l'ottima corista Joy Rose, omaggiata alla fine dal baciamano dell'ammirato, non solo lui, Sting. 'Send Your Love', 'Synchronicity II', 'Inside', 'Dead Man's Rope', 'We'll Be Together', 'I Was Brought To Senses', 'This War', 'Fragile', sempre immenso inno alla libertà contro ogni sopruso, 'Fields of Gold', 'Sacred Love', 'Englishman in New York', su Quintin Crisp, inglese e omosessuale, per le sue scelte sessuali perseguitato in patria, cantata a gran voce dai presenti e zenith dello show.

Naturalmente con 'Roxanne', la più dolce prostituta rock e uno degli inni dei Police, chiamata a gran voce dalle moltitudini innamorate (di lei e Sting) ma irrimediabilmente rallentata, stravolta in peggio. Chiude, per scherzo, con 'Never Coming Home'. Per ricomparire e riscattarsi con l'arabeggiante, arrembante 'Desert Rose', 'If I Ever Lose My Faith In You' e 'Every Breath You Take', bis veloci, ottimamente costruiti ed eseguiti che accrescono il rimpianto per quanti respiri e brividi e scosse Sting non ci ha dato. Lo sa. Torna. E' 'A Thousand Years', con cui chiude.

Bilancio di concerto e giornata? Buona l'idea, dello show, pessima la realizzazione. Come lo scorso anno il cast è stato assemblato al grido di ''avanti c'è posto'', l'uscita in scena ha umiliato Wainwright e la Vega, non parliamo dei Veils sul palco verso le 24 per suonare mentre sciamava la folla, Sting troppo svogliato. A questo punto non sarebbe il caso di proporre meno appuntamenti panem et circenses , magari farli pagare il giusto innalzandone, al contempo, la qualità? Realizzare così, davvero, eventi unici, come Roma nostra, non abbuffate, ammucchiate gratuite quanto sfilacciate, sonnacchiose, superflue.

(c) Il Messaggero by Paulo Zaccagnini

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