Soul Cages
May
25
1991
Verona, ITArena
With Zucchero
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Sting ''cattura'' l'Arena ma solo in parte...

La rockstar sembra giunta ad un punto morto della carriera in attesa di folgorazione - Il gioco ha retto fino alla metà dello show poi la tensione è calata e il pubblico ha lanciato qualche fischio. Facili trucchi e comodi percorsi di repertorio che ha toccato spesso l'ultimo abum ma più volentieri i brani dei Police.

Sarà anche l' Amleto del rock, Sting, per via dell'aria da pallido prence e dei sottili rodimenti intellettuali, ma l'altra sera in Arena si è presentato in scena cori le idee chiarissime. Impegnato nel terzo concerto del suo tour italiano, si è lanciato subito nel fuoco di un jazz rock molto muscolare e un po' sgherro, non disdegnando facili puntate all'indietro, fino ai primi anni di carriera, e perfino battute in italiano da vecchio compagno di birra, pur di accontentare il pubblico fremente e di smentire la sua immagine di altera rock star. Ricordava i Police, quella musica sempre sull'elastico, una versione Police aggiornata per gli anni '90: nervosi e verbosi come certi complessi fusion oggi per la maggiore,' Dominic Miller e Vinnie Colaiuta facevano il Summers e il Copeland della
situazione, peraltro senza le sfumature degli originali, mentre David Sancious dava un tocco in più con la sua brillante mano boogie alle tastiere.

Un gioco ha retto fino alla metà dello show, più o meno, quando Sting, convinto di aver catturato l'Arena, si è concesso il lusso di due lunghi brani vanitosi dall'ultimo album, 'Soul Cages' e 'When The Angels Fall', sprigionando più fumo colorato dai microfoni di quanto non facesse. rimpianto alle sue spalle. E stato un piccolo disastro. La tensione è calata immediatamente, varchi fastidiosi si sono aperti fra gli , strumenti e ha preso a spirare quell'aria dolciastra e troppo profumata che i metereologi anti-Sting annunciano sempre dalle sue parti. Se n'è accorto perfino il pubblico, che ha lanciato qualche fischio all'indirizzo del poeta noioso e ha accolto come una liberazione l'ingresso a sorpresa (si fa per dire) di Zucchero, che con qualche cornata delle sue al bersaglio grosso di
'Muoio Per Te' (la sua versione italiana di 'Mad About You') ha portato il concerto fuori dalle secche e ha ridato quota alla musica. Tre pezzi più in là, la scena del duetto italo-britannico si è ripetuta, con una 'Every Breath You Take' troppo facile e calpestata per essere vera; e li l'apparizione dell'eroe modenese è diventata perfino imbarazzante, perchè gli osanna del pubblico sembravano indicare in lui la grande star e nell'altro l'ospite provinciale, ciò che neanche il mago di Pescantina avrebbe pronosticato solo qualche mese fa.

Che il facile populismo di Zucchero non solo sia compatibile con Sting ma arrivi perfino a insegnargli qualcosa, è un dato sorprendente che fa riflettere. In effetti l'artista inglese sembra giunto a un punto morto della sua carriera, in cui importa più il contatto con il pubblico che non la strategia musicale. Le grandi idee sono forse state spese, l'immagine è andata definendosi e anche cristallizzandosi: e, nell'attesa di chissà quale folgorazione, Sting non trova di meglio che mettersi a disposizione della sua gente, stimolandola per via di facili trucchi e comodi percorsi di repertorio, abbassando anche il profIlo di artista impegnato e consapevole - l'unico squarcio dello Sting ''sociale'' si è avuto nel bis di 'They Dance Alone', il brano dedicato alle madri dei desaparecidos argentini che peraltro è stato il punto emotivamente più alto dello show.

Anche la band che sta alle spalle del protagonista sembra funzionale a questa scelta Non ci sono più gli eleganti virtuosi degli anni passati, gli Omar Hakim, Branford Marsalis, Kenny Kirkland, e il gusto per il ricamo swingante ha ceduto il posto all'artiglieria psico-fusion: Vinnie Colaiuta, un ex allievo zappiano, è uno spiccio mediomassimo della batteria e Dominic Miller un loquace chitarrista come ce n'è tanti di questi tempi, devoto al catechismo visionario di san Jimi Hendrix. E' stato un piacere per lui intonare a un certo punto 'Purple Haze', storico pezzo del suo maestro, che Sting ha verniciato con tinte metal-industriali per il gusto di far sbalordire la platea.

Il repertorio ha toccato spesso le sponde dell'ultimo album, 'The Soul Cages', ma più volentieri ancora si è spinto indietro nel bosco Police, saltando quasi completamente, e a sorpresa, le pagine pur famose dei primi LP solistici. Il pubblico non chiedeva di meglio e con 'Roxanne', 'Message In A Bottle', Tea In The Sahara', 'King Of Pain' si è fatto prendere volentieri all'amo, anche se molte versioni erano intorcolate per il gusto a tutti i costi di rimodellare l'originale; un modo di stare in equilibrio fra passato e presente, se vogliamo, un escamotage per non passare per nostalgico e basta. La questione Police ad ogni modo esiste e sarà bene che il signor Sumner ci rifletta, visto che il concerto non ha indicato altre strade in là. C'è forse una clamorosa reunion all'orizzonte e
comunque occorrono idee, se Sting vuole continuare a girare il mondo in musica senza perder credibilità, trovando grandi folle affettuose come quella dell'altra sera in Arena.

(c) Arena by Riccardo Bertoncelli (thanks to Valeria Vanella)

L'Arena incanta Sting...

Successo (ed esaurito) a Verona per i due concerti dell'ex Police. Ma non tutto lo show entusiasma.

Come prevedibile l'Arena di Verona, con la sua magia, il suo pubblico caldo che gremiva platea e spalti, ha .incantato- Sting scaldando uno spettacolo che alla prima milanese aveva avuto troppi fastidi per riuscire alla perfezione.

Vincendo una pioggerella fastidiosa che ha spolverato d'acqua il pubblico nella prima mezz'ora del concerto di venerdì, Sting ha potuto proporre il suo spettacolo per intero, senza interruzioni, prevalentemente basato su vecchi successi dei Police e quasi tutto l'ultimo album .'The Soul Cages' -, con una formazione a quattro sostenuta dall'estro dì David Sancious e liberata dal peso di computer e arrangiamenti complessi.

Sting però non è artista rock'n'roll. E la sua produzione personale è troppo delicata, lieve per reggere il confronto con quella più prepotentemente immediata del gruppo con cui esordì. E in uno spazio così grande i cali di tensione diventano inevitabili, soprattutto quando, nei lunghi momenti non sostenuti dal ritmo ma sospesi a mezz'aria, gran parte del pubblico comincia a distrarsi e a preoccuparsi più di far sedere, con urlacci e lanci di palle di carta, quelli che stanno in piedi nelle prime file, che di seguire le canzoni.

Così i veri momenti caldi arrivano quando risuonano le note di 'Roxanne', 'Every Breath You Take', 'Message In A Bottle', 'King Of Pain' o quando zompetta sul palco, sornione come un gatto di campagna, Zucchero, chiamato in aiuto a risollevare gli umori.

Successo comunque. E già si ventila l'ipotesi di qualche data a luglio con un trio d'eccezione: Sting, Zucchero ed Eric Clapton.

(c) Il Veronese by Giò Alamo (thanks to Valeria Vanella)

Sting, poche gocce su 15 mila entusiasti...

Piove o non piove? Dieci minuti prima che cominci l'attesissimo concerto di Sting, il cielo scioglie il riserbo ''lavando'' i 15,000 che gremiscono l' Arena.

Così, alle 21.50 quando la rockstar- vestita di nero con una giacca chiara ''frangiata'' entra in scena e attacca 'AlI This Time' l'acqua sta dando già il suo personale spettacolo.

Ma nemmeno mezz'ora dopo l'inizio della serata, la, pioggia decide di essere clemente e si mette definitivamente da parte. Poche gocce hanno dunque accompagnato la prima patte del concerto salutato dagli spettatori con un entusiasmo incontenibile.

Un entusiasmo che, dalle note del remake di 'Ain't No Sunshine When She's Gone' via via aumenta con l'esecuzione di 'Roxanne' e di molti altri successi non solo del ''Pungiglione'' in versione solista ma anche dei Police.

Tra un brano e l'altro, Sting elargisce brevi saggi del suo italiano: saluta il pubblico, presenta la band (David Sancious alle tastiere, Dominic Miller alla chitarra e Vinnie Colaiuta alla batteria) e persino commenta alcune sue canzoni. il tutto nel generale visibilio. Un visibilio che tocca il culmine quando compare sul palco, ma sì proprio lui, Zucchero. I due amici intonano assieme la versione italiana di 'Mad About You', 'Muoio Per Te'. L'emozione è alle stelle, e tale rimane sino alla fine del concerto concluso alle 23.35 con la concessione di un bis. Per congedarsi dall'Arena, in cui sarà però stasera, Sting attinge ancora una volta alla sua poca conoscenza dell'italiano e ripete più volte ''Grazie Verona. Arrivederci'', un coro cui si aggiunge anche ''Sugar'' Fornaciari.

Per il concerto di Sting, che ha visto il consueto ''contorno'' di bancarelle con vendita di magliette, gli spettatori avevano cominciato la fila davanti ai cancelli alle 14.30.

(c) L'Arena (thanks to Valeria Vanella)

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